Gravel per gli stradisti

30 aprile 2018
Vi avevamo lasciati con un’infarinatura nella quale abbiamo parlato a grandi linee (molto grandi) delle differenze del mondo e della bici gravel e delle sue sfumature.
Oggi approfondiremo quella che è la bici gravel “classica”, derivata dalla bici da strada, dedicata agli stradisti sia per attitudine che per via dei percorsi che si trovano ad affrontare nelle uscite in bici, diverse come diverse sono i territori italiani e di chi dovrebbe scegliere questo modello.
E’ una bici che permette di spezzare la monotonia nel percorrere strade con bitume, che permette allo stradista di non pensare alla prestazione da “KOM” ma che vuole dedicarsi al piacere del pedalare.
Che ti permette di fare le tue uscite senza patemi di nessun genere a parte quello di poter trovare sui tuoi percorsi birra e cibo,  ecco, ad esempio io sono il tipico stradista che necessitava della gravel e vi spiego i motivi, sia personali che tecnici, del perché di questa scelta.
Lo stradista, per sua natura è amante della velocità, che la bici  sia reattiva, che possa permettere di raggiungere elevate velocità, ha una guida ed una sensazione per quanto riguarda l’uso dei rapporti totalmente diversa da chi pratica prettamente sterrato; ma lo stradista, non è un estremista che rincorre solo la prestazione quando va in bici, quindi può capitare per svariati motivi, che  a volte possa decidere di evitare il traffico per paura di incappare in incidenti che possano mettere a repentaglio la propria incolumità, oppure perché le strade spesso dissestate rendono l’uscita su bitume una tragedia greca o anche perché a volte vuol vivere la bici con meno stress, in modo rilassato, godersi i panorami, buttarsi a capofitto in leggeri sterrati difficilmente percorribili con la bici da strada.
Percorrendo questi sterrati però esce fuori l’anima dello stradista, fra un paesaggio di mare ed un panino con la mortadella accompagnato da birra o vino (de gustibus), lo stradista sente forte il richiamo innato della velocità, non dovuto per forza alla prestazione ma più ad un modo di vivere la bici e quindi anche nei percorsi con leggero sterrato gli parte l’embolo e vuole piazzarci i 40-50kmh, fare le discese a palla,  piegare a tutta velocità le curve, mentre affronta le salite vuole che la bici sia pronta, scattante ecc. ecc.
Ecco allora che andiamo a cercare di spiegare i motivi che possono giustificare quella che può essere scelta migliore per lui,  è la gravel pura, quella che deriva nelle geometrie e nei componenti dal mondo della strada, ed allora andiamo ad analizzare le piccole differenze che esistono e coesistono in questi due mondi ciclistici.

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photo credit: Mason

La gravel più adatta allo stradista si discosta dalla bici da strada prevalentemente per le geometrie, mentre per i materiali si va a gusti e c’è libera scelta
Queste sono dovute alle proprie preferenze che possono essere scelte tecniche o di filosofia, per i rapporti normalmente lo stradista dovrebbe scegliere guarniture stradali compatte (50-34) oppure le nuove sub-compact, 48-32, 46-30 ecc. in base alla propria preparazione, percorsi e sensazioni che vuole ottenere, vanno abbinate a pacchi pignoni con il pignone più piccolo da 11-12 denti ed il più grande da 30-32 in modo tale da poter raggiungere elevate velocità ed al tempo stesso garantirgli agilità in salite con sterrati battuti, per l’impianto frenante si va dai classici a pinza per passare ai dischi meccanici fino a chi scegli impianto idraulico, delle ruote che permettano montaggi di gomme da 28mm fino a 32-35mm e quindi cerchi con canale interno che da 17-19mm.
Breve analisi delle geometrie, di base la gravel parte da quelle che sono geometrie della bici da strada  con alcune variazioni, perché va bene l’animo stradista ma si tratta comunque di affrontare percorsi sconnessi ed a volte per molti chilometri, quindi le principali differenze che si possono notare in un telaio gravel dedicato allo stradista, sono questi.
Un carro posteriore un po’ più lungo per poter ospitare gomme più grosse ed che offra maggiore comodità, angolo piantone più rilassato per offrire maggior comfort, un drop maggiore fra movimento centrale e mozzo in modo tale da permettere più stabilità, uno stack più elevato, dovuto anche all’utilizzo di forcelle che hanno lunghezza dei foderi più alte di 3cm a differenza di quelle che troviamo sulle bici da corsa, questo permette di ottenere una posizione del busto più eretto, meno aerodinamico e più comodo, avancorsa più lungo, un dislivello sella manubrio meno accentuato, ed un angolo di sterzo leggermente più aperto per avere una guida meno nervosa, cosa che torna utile in determinate situazioni. Sottolineo che Il variare di ogni singola misura può cambiare la risposta del telaio e quindi le geometrie andrebbero valutate in base a cosa si vuole ottenere dalla bici in modo tale da rispondere sui percorsi che andremo ad intraprendere, stessa cosa vale anche per la scelta dei diversi materiali, che siano acciaio, titanio, carbonio o alluminio, questa, insieme alle geometrie ed ai diversi diametri e sagome, va ad incidere sul progetto o sulla resa finale della bici.
Nel prossimo articolo andremo ad analizzare la gravel dedicata a chi proviene dal mondo MTB.

Francesco Dinoia

Potete trovare l’articolo anche su www.gravelpeople.it


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